23/10/2009
CONOSCERE LA VULVODINIA - C. Martella, ostetrica
Nel 1983 l’International society for the Study of Vulvar disease (ISSVD) ha definito la vulvodinia come un “discomfort o un dolore cronico vulvare, caratterizzato da irritazione urente, pungente, o da dolore al tatto a livello dei genitali, in assenza di riscontri oggettivi, clinici o laboristici, in grado di spiegarne i “sintomi”.
Secondo le classificazioni più recenti, si distinguono due tipi principali di vulvodinia: la sindrome vulvovestibolare, o disestesia vulvare localizzata, e la vulvodinia disestetica, o disestesia vulvare generalizzata.
La sindrome vulvovestibulare è definita come un bruciore o dolore localizzato limitatamente al vestibolo della vulva e/o al clitoride, provocato dalla pressione o frizione del vestibolo. Il dolore spontaneo è minimo o assente; esso è invece comunemente associato ai rapporti sessuali, all’uso di tamponi, di indumenti aderenti, ecc. La sindrome vulvovestibolare si osserva prevalentemente in donne in età fertilea.
La vulvodinia disestetica (disestesia vulvare generalizzata) si associa a bruciore o dolore che non è limitato al vestibolo e che si può verificare in assenza di contatto o pressione. Il dolore può essere costante o intermittente, localizzato in una particolare zona genitale o comprendere tutto il perineo.
L’eziologia della vulvodinia è attualmente sconosciuta. Potenziali cause di questa condizione possono essere: un danno o stimoli irritativi a carico delle terminazioni nervose della vulva, un’anomala risposta cellulare a stimoli ambientali, quali traumi e infezioni, fattori genetici che predispongono ad un infiammazione ricorrente del vestibolo, un ipersensibilità localizzata alle infezioni da Candida, spasmi dei muscoli di supporto del pavimento pelvico. Non vi sono attualmente evidenze che possano essere legate ad un infezione in atto. In ogni caso non rappresenta una malattia a trasmissione sessuale.
Una nuova ed interessante possibilità terapeutica della vulvodinia è la rieducazione perineale.
Il programma di rieducazione perineale prevede una serie di esercizi di (automassaggio, stretching, elettrostimolazione, biofeedback) che aiutano a riportare il tono muscolare alla normalità. Il trattamento chinesiterapico prevede 10 sedute di 45 min. con un controllo dopo 1 mese dalla fine del ciclo di trattamento.
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