14/01/2009

Endometriosi: presentate le conclusioni dell'indagine parlamentare

l Servizio sanitario nazionale spende circa 54 milioni di euro solo per l'aspetto chirurgico legato all'endometriosi, malattia che consiste nella presenza di endometrio, tessuto di rivestimento della cavità dell'utero, al di fuori dell'utero. A questi vanno aggiunti i costi sociali per ore non lavorate, circa 4 miliardi di euro e, per le degenze ospedaliere, circa 3.000 euro a paziente. Sono queste le stime della commissione Sanità del Senato che questa mattina ha presentato la relazione conclusiva dell'indagine conoscitiva dedicata a questa patologia. Nel documento si chiede che l'endometriosi venga riconosciuta malattia sociale, l'istituzione di una giornata dedicata alla patologia e di un registro, campagne di educazione, l'individuazione di percorsi di esenzione nei trattamenti farmaceutici e sostegno alla ricerca nei confronti di una malattia ancora poco conosciuta a dispetto dell'incidenza. Infatti, secondo dati Onu acquisiti nella relazione, sono 14 milioni le donne che soffrono di endometriosi nell'Ue, circa 3 milioni in Italia, 150 milioni nel mondo. Nella relazione si legge che "più del 50% delle donne malate di endometriosi è compreso nella fascia di età tra 29 e 39 anni". Tra i disturbi legati alla patologia i principali sono: dolori nel periodo mestruale; dolori durante i rapporti sessuali; disturbi del sonno. Non sono da sottovalutare le conseguenze di natura psicologica, come ansia, frustrazione, irritabilità. L'infertilità è una delle conseguenze più gravi dell'endometriosi: la commissione ha stimato che il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è di 30 milioni di euro. "L'endometriosi - ha commentato Antonio Tomassini (Fi), presidente della commissione - è un fenomeno psicologico poco noto alle stesse donne. È subdolo perché trova nel lungo percorso diagnostico le prime difficoltà". Mettendo insieme i dati di due studi americani sull'endometriosi "risulta - si legge nelle conclusioni dell'indagine - che il tempo medio per la diagnosi è stato di 9,3 anni (circa 10 ancora oggi secondo dati italiani), in quanto occorrono 4,7 anni prima che la paziente consulti il medico e 4,6 anni per l'identificazione e la conferma della diagnosi, dopo una media di circa 5 medici consultati". "È una patologia benigna - ha spiegato la relatrice, Laura Bianconi (Fi) - tipica dell'età fertile, a insorgenza spesso precoce, perfino in età adolescenziale. Il trattamento per lo più chirurgico deve essere individualizzato, prendendo in considerazione il problema clinico nella sua interezza: patologia, dolore pelvico cronico, infertilità, incluso l'impatto della malattia e gli effetti del trattamento sulla qualità della vita della donna". Federfarma News - "Il Sole 24 ore"


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