30/05/2006

AL SESSO CHI CI PENSA?

(di A.Terzaghi - INSIEME di Maggio 2006)
La ripresa? Ha ritmi personalissimi. E la contraccezione? Va ripensata per tempo.
La nascita di un bambino rimescola necessariamente gli equilibri di coppia. E tutti i neogenitori impiegano settimane se non mesi, per trovarne di nuovi. Questo vale anche per quel che attiene la sfera sessuale. Comunea molti se non tutti, è tuttavia l'esigenza di garantirsi una contraccezione sicura.
E' importante dire subito, infatti che la ripresa dell'ovulazione, se la neomamma non allatta, avviene già 45 giorni dopo il parto; in pratica, quindi non ci sono finestre sicure che permettano di vivere l'intimità senza proteggersi, se non si vuole fare subito il bis.
"Con altrettanta forza va sottolineato che l'allattamento, anche se esclusivo e "praticato" pure di notte, non può essere considerato un sistema contraccettivo senza rischi, anche nei primi mesi di vita del bambino"avverte Giovanna Testa docente di Ginecologia dell'Università dell'Insubria di Varese.
Detto questo ognuno "deve" poter trovare i propri tempi per riallacciare i rapporti. "In genere" spiega Testa"si suggerisce di aspettare almeno 4-6 settimane prima di riprendere l'attività sessuale per diversi motivi:perchè gli alti livelli di prolattina abbattono il desiderio, perchè la scarsa lubrificazione vaginale nel periodo post-partum e le eventuali cicatrici dell'episiotomia possono causare dolore durante i rapporti."
"Questi fattori sono comunque soggettivi, e non c'è un divieto perentorio di ricominciare prima, se la coppia se la sente e l'utero si è già stabilizzato" aggiunge Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell'Ospedale San Raffaele Resnati, di Milano. Sicuramente, se la mamma non allatta, i pasti del bambino -anche di notte- si stabilizzano più in fretta e quindi una ripresa della routine può favorire la vita sessuale.

Subito fare barriera
Le mamme che non allattano hanno campo libero nella scelta di qualunque tipo di contraccettivo. "Si consiglia soltanto di aspettare almeno 40-60 giorni prima di iniziare una contraccezione ormonale con estrogeni" spiega Testa, "perché nelle prime tre settimane dopo il parto il sangue tende a coagulare più facilmente e questo può aumentare il rishio di trombosi, legato comunque alla contraccezione ormonale".
Prima di allora, perciò la scelta numero uno per tutte le coppie resta quella del profilattico. Meglio se prelubrificato, un espediente che, tra l'altro, aiuta superare la secchezza vaginale che può rendere difficoltosi i rapporti. "Attenzione al tipo di lubrificante però," precisa Graziottin. "Sì a quelli idrosolubili. Da evitare, invece, creme e gel liposolubili, che possono inficiare la sicurezza del condom".
Novità per chi allatta
E a proposito di sistemi di barriera, un'ottima soluzione per tutte le mamme, che allattino o meno, sono le nuove spirali intrauterina al progesterone. "In genere si possono inserire a partire dal terzo mese, ma possono bastare anche 40 giorni, se l'utero è già tornato alle sue dimensioni normali" precisa Graziottin. "Un' ulteriore possibilità sarebbe quella di usare un altro metodo di barriera come il diaframma, che però in Italia è ormai caduto in disuso" aggiunge Testa. "Un discorso diverso va fatto per la contraccezione ormonale. Chi allatta può utilizzarla solo con alcune limitazioni.
"Almeno nei primi sei mesi" spiega Giovanna Testa "è fortemente sconsigliata ogni forma di contraccezione ormonale combinata, sia la tradizionale pillola, ma anche i nuovi dispositivi, aello vaginale o cerotto, perchè tutti ccontengono un fattore estrogeno e uno progestinico". Gli estrogeni infatti, possono avere effetti negativi su qualità e quantità del latte.
"Questi ormoni" precisa Gianbenedetto Melis, vicepresidente della Società Italiana della contraccezione (Sic), "passano nel latte materno e possono interferire con la crescita, e lo sviluppo sessuale del bambino". "Inoltre", aggiunge la dottoressa Testa " è provato che riducono la produzione di latte e la durata dell'allattamento".
Perfetta se mini
Dopo le 6/8 settimane dal parto, invece a lattazione stabilizzata, via libera alla cosiddetta minipillola, che contiene solo un progestinico. Questo ormone, infatti finisce nel latte in quantità minime, senza di fatto alterarne quantità e composizione, e non influisce sull'accescimento del neonato.
"Durante l'allattamento"continua Melis,"si avverte molto meno l'effetto collaterale più fastidioso di questa pillola, quello delle perdite ematiche irregolari, che la rendono poco gradita". Nonostante ciò, la minipillola è ancora poco usata in Italia, forse per il timore eccessivo che anche quel poco di progestinico che passa nel latte possa nuocere al bebè.
Basta stress quotidiani

Le "novità" in fatto di contraccezione ormonale, il cerotto e l'anello vaginale, potrebbero perciò essere utilizzate da chi non allatta più e preferirebbe non doversi ricordare ogni giorno di prendere la pillola. Il primo va cambiato una volta alla settimana, per tre settimane, il secondo viene inserito direttamente dalla donna, una volta al mese. In entrambi i casi le fluttuazioni ormonali indotte sono molto più simili a quelle fisiologihe rispetto alla pillola. Risultato: più tollerabilità, il che non guasta mai.
Alessandra Terzaghi



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