26/07/2006
PSICOLOGIA: GLI ATTACCHI DI PANICO
COME SI MANIFESTA UN ATTACCO DI PANICO?
Dott.ssa Sara Ronchi - Psicologa
Chi ha sperimentato almeno un attacco di panico nella sua vita, sa benissimo che i sintomi che lo accompagnano sono gravosi e spesso invalidanti.
I disturbi fisici più comuni che accompagnano questo fenomeno sono i seguenti:
- difficoltà o mancanza di respiro e costrizione toracica;
- tachicardia;
- sudorazione eccessiva;
- senso di svenimento o capogiri;
- sensazione di caldo e freddo;
- tremori e debolezza.
Accanto a questi sintomi di natura prettamente fisica, alcune persone provano anche sintomi di natura psicologica.
Frequenti le frasi del tipo “sto impazzendo”, “perderò il controllo”, “mi verrà un infarto”, “paura di morire”, ecc.
Di solito l’attacco di panico dura dai 2 ai 20 minuti circa e si esaurisce da solo, lasciando il soggetto esausto e confuso.
Si può affermare che la persona soffre di “disturbo di panico” quando questi angosciosi attacchi influenzano la sua vita sociale; le persone infatti che lo sperimentano anche solo una volta, hanno una forte paura che si possa ripetere e quindi iniziano a modificare il proprio stile di vita, iniziando per esempio a non frequentare più il luogo dove è avvenuto il primo attacco, generalizzando poi la situazione ad altri momenti fino ad arrivare nei casi più estremi a non uscire più di casa.
Questo tipo di comportamento è noto come “agorafobia” (si cerca di evitare quelle situazioni dalle quali sarebbe difficile allontanarsi in caso di panico, esempi potrebbero essere i seguenti: guidare l’auto nel traffico, entrare in un grande magazzino, prendere i mezzi pubblici, fare la fila in posta, ecc).
QUALI FATTORI SCATENANO UN ATTACCO DI PANICO?
Molti individui sperimentano ansia nella loro vita, ma non per tutti l’ansia è così acuta e improvvisa.
Per coloro invece che soffrono di questi attacchi così angosciosi le cause possono essere molteplici, tra cui: atteggiamenti negativi, incapacità di esprimere le proprie emozioni, traumi infantili mai risolti, abbandoni o lutti affettivi, modalità errate nel far fronte allo stress quotidiano, respirazione non corretta (iperventilazione), abuso di alcool, farmaci o altri stimolanti, stile di vita frenetico, sforzi eccessivi, paura di ammalarsi, tensioni lavorative, e non per ultimo la “paura che gli attacchi si ripetano” è anch’esso un fattore primario scatenante.
CHI NE SOFFRE?
In prevalenza sono le donne a soffrire di attacchi di panico e l’età di esordio è l’adolescenza.
L’età in cui viene vissuto maggiormente è tra i 20 e i 45 anni, anche se possiamo trovare testimonianze di donne che lo hanno sperimentato a qualsiasi età.
Perché proprio noi donne?
Per lo stile di vita che la società ci impone, per i vari ruoli che dobbiamo saper interpretare e conciliare con tutto lo stress che ne consegue, e per le trasformazioni che il nostro corpo subisce nell’arco dell’intera esistenza (es. ciclo mestruale, gravidanza, menopausa, con tutti i risvolti psicologici ad essi associati).
SE NON CURATO A COSA PORTA?
Molto spesso questi attacchi non sono presi in considerazione seriamente e c’è ancora molta reticenza a farsi aiutare.
Le persone che soffrono di questa patologia, si concentrano sui sintomi fastidiosi che provano e generalmente fanno molti esami medici per escludere cause organiche, per poi scoprire che si tratta di un disturbo psicologico e che quindi necessità di un intervento mirato e completamente diverso.
Se non viene curato adeguatamente gli attacchi di panico si ripeteranno, saranno sempre più difficili da gestire con conseguenze dirette alla propria autostima, e nel peggiore dei casi, l’isolamento sociale prolungato, porterà a sviluppare anche sintomi depressivi.
COSA FARE DUNQUE?
La scelta di consultare uno psicologo a di iniziare un percorso insieme è il metodo più utile.
Sarà poi lo specialista a valutare quali sono le tecniche migliori da adottare per ogni singolo caso.
L’importante è spezzare questo circolo vizioso e trovare una spinta interna per dire “basta” e poter quindi tornare a vivere un’esistenza serena, com’era prima dell’insorgenza del primo attacco.
Consigli utili nel breve periodo potrebbero essere quelli di valutare quanto stress è presente nella propria vita (in modo da poterlo gestire al meglio successivamente insieme allo specialista), ridurre se possibile gli sforzi fisici e cercare di mantenere uno stile di vita sano (riposare a sufficienza, una dieta equilibrata e la riduzione di bevande contenenti caffeina).
La motivazione al cambiamento, e la forza di chiedere aiuto sono gli elementi fondamentali per tornare a volersi bene.
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